Le vacanze del piccolo Nicolas

Le vacanze del piccolo Nicolas
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“Tutti gli anni, cioè quello passato e l’altro ancora, perché prima è troppo prima e io non me lo ricordo, mamma e papà litigano un sacco per decidere dove andiamo in vacanza, poi mamma si mette a piangere e dice che se ne torna dalla sua mamma, e piango anch’io perché a me nonna è simpatica però a casa sua il mare non c’è, e alla fine andiamo dove vuole mamma e non è a casa della nonna”

Ha così inizio il primo capitolo de Le vacanze del piccolo Nicolas nato dalla penna di un grande autore e umorista: René Goscinny, lo stesso di Asterix, e illustrato dalla matita di un genio dell’illustrazione: Jean-Jacques Sempé, in Italia edito, come tutti gli altri volumi, dalla raffinata casa editrice Donzelli

Pubblicate per la prima volta a partire  dal 1959 Le avventure del piccolo Nicolas divennero subito un classico. All’inizio destinate al pubblico dei giornali non hanno mai perso smalto, forse anche perché sono uno dei primi esempi di moderna letteratura per l’infanzia che racconta il mondo attraverso lo sguardo bambino.

Una banda di piccole pesti che vivono un’infanzia gioiosa, fatta di gioco, libertà e di cose semplici, vissuta a scuola, nei pomeriggi vuoti dopo la scuola, in vacanza con i genitori o in un campo estivo con altri coetanei.

Le vacanze del piccolo Nicolas è il terzo libro delle spassose avventure di un adorabile Giamburrasca d’oltralpe, uno di quelli che ti fanno ridere con i quali scatta subito empatia e complicità, ma che certo se lo avessi come fratello minore, qualche volta, lo vorresti restituire al mittente (e parlo per esperienza) anche se  poi lo perdoni perché i bambini si sa sono disarmanti.

In questo volume, come in tutti gli altri, si assiste alle avventure di un bambino vivace e della sua banda di amici dai nomi bizzarri. Ovviamente qui si narrano le avventure e scorribande delle vacanze, due tipi di vacanza invero, quella al mare con i genitori e quella assai divertente al campo estivo con i coetanei, ma come tutti i bambini Nicolas è anche felice del momento del rientro a casa.

“Sono tornato dalle vacanze. Sono stato in colonia, e è stato bellissimo. Quando siamo arrivati alla stazione con il treno c’erano tutte le mamme e i papà che ci aspettavano. Pazzesco: tutti urlavano, certi piangevano…poi io ho visto la mia mamma e il mio papà, e allora è stato così stupendo che non riesco a dirvelo…Ero contento di tornare a casa, c’è sempre profumo di buono, e poi c’è la mia camera con tutti i miei giocattoli…”

Tutte le avventure di Nicolas sono una vera ventata di freschezza, raccontano un’infanzia pura e incontaminata, allegra, fatta di marachelle e esplorazione.

In questo volume come negli altri, quello che diverte l’adulto e ne fa una lettura appassionante per i bambini è la spassosa visione della realtà, il mondo visto dalla prospettiva del bambino, filtrato dal suo sguardo privo di sovrastrutture. Così l’adulto, mai sminuito nel suo ruolo di genitore o insegnante, si svela con le sue fragilità e debolezze ma sempre con estremo garbo e intelligente ironia, come quando i genitori per impegnarlo gli suggeriscono un’attività salvo poi non fornire tutti gli strumenti e arrabbiarsi:

“Questa poi! Fantastico! Loro vogliono che faccio una piantina di fagiolo e poi, siccome non ci sono i fagioli, mi mettono in punizione!”

oppure quando lo blandiscono definendolo “un giovanotto”

“A me non piace mica tanto quando mi dicono che sono un giovanotto, perché di solito quando mi dicono così vuol dire che devo fare qualcosa che non mi va di fare.”

Certo Nicolas e i suoi amici una ne pensano e mille ne fanno, ma si sa sono bambini e i bambini hanno il loro modo di esplorare il mondo e comunicare con il mondo adulto! Piangono, fanno marachelle, fanno i capricci, giocano, insomma sono semplicemente bambini e fanno il loro mestiere e l’autore sembra volerci dire: se non ti piacciono il problema è tuo caro adulto che hai dimenticato cosa voglie dire esser bambino!

Una nota sulla cura nelle traduzioni di tutti i volumi. Il lessico è sempre ricco, garbato ed elegante; rende perfettamente l’intelligente ironia e non ammicca al linguaggio contemporaneo e spesso appiattito. Questo è a mio avviso un valore aggiunto alla lettura.

Io, ad esempio, mi sono innamorata di un espressione che usa Nicolas per affermare la sua straordinaria capacità in una qualsiasi attività: “sono un drago”!

Buona lettura!

Dagli 7 anni ai 99