Le due facce di Cefalù

Le due facce di Cefalù
Arte In Evidenza

Nella storia dell’arte ci sono volti straordinariamente belli e famosi.

Il premio per la celebrità lo vince il ritratto della Monna Lisa di Leonardo da Vinci! Ma in Sicilia c’è un posto, Cefalù, dove a pochi passi di distanza puoi vedere due volti che, anche se diversissimi, sono allo stesso modo splendidi, ipnotizzanti e vivi.

Per descriverli si potrebbe usare una parola per ciascuno: “luce” e “sorriso”.

La luce invade il Cristo Pantocratore che puoi vedere nella Cattedrale. La chiesa fu fatta costruire da Ruggero II, che proprio vicino alla rocca di Cefalù vide la luce del cielo, dopo una violentissima tempesta che lo aveva lasciato per due giorni in balia del mare. Pantocratore significa “signore di tutte le cose”, anche della luce! Devi sapere che le immagini dell’arte nel Medioevo non si spiegavano, ma si capivano guardandole. Avevano un linguaggio conosciuto! La luce significava la presenza di Dio nella chiesa e sulla terra, il suo abbraccio e allo stesso tempo la sua potenza. Tutto è luce nel volto radioso di quel Cristo: nelle tessere del mosaico con cui è realizzato, nello sfondo d’oro su cui risalta, nei colori brillanti, nella potenza e solennità dello sguardo.

Il sorriso lo trovi nel ritratto d’uomo di Antonello da Messina, conservato nel Museo Mandralisca. È il sorriso di uno che molto sa e molto ha visto, rubando le parole di un siciliano famoso che gli ha dedicato un romanzo. Il sorriso è negli occhi, nel naso appuntito, negli angoli della bocca e nella fossetta sulla guancia. In questo volto, che è tra i più famosi ritratti del Rinascimento italiano, tutto accentua quel sorriso. Così lo sfondo è nero per non distrarci, la camicia di un bianco che incornicia il viso e la posa dell’uomo, non frontale ma leggermente girata (di tre quarti come farà Leonardo dopo), fa penetrare in modo più pungente quello sguardo nel nostro.

Questi due volti, come molti altri della storia dell’arte, non si sono mai incontrati, ma se andrai a vederli, l’uno e l’altro si ritroveranno insieme, come per magia, stampati nei tuoi occhi.

ATTIVITÁ DIDATTICHE CONSIGLIATE

A Cefalù l’Archeoclub d’Italia, con la sezione dei piccoli soci Archeojunior, sviluppa progetti di approfondimento e di didattica finalizzati ad avvicinare i bambini alla conoscenza e alla fruizione del patrimonio culturale, in particolare dei siti archeologici che raccontano la Cefalù preruggeriana.
Dallo scorso anno, grazie ad una convenzione stipulata col Comune di Cefalù, l’Associazione ha aperto al pubblico, per la prima volta, il sito archeologico della “Strada romana del I secolo d.C.”, venuto alla luce durante la costruzione della Corte delle Stelle, architettura contemporanea che si affaccia sul corso Ruggero e che lo custodisce al suo interno. Il sito, uno spaccato della città di epoca ellenistico romana, con la strada e i resti di una abitazione, nei prossimi mesi diventerà anche un punto informativo sul ricco itinerario archeologico grazie all’installazione di pannelli didattici e di una mappa dei siti.
Sarà inoltre possibile, su prenotazione, effettuare visite guidate alle Mura megalitiche della città, grandi fortificazioni del V –IV sec. a.C. inglobate da costruzioni successive ma ancora leggibili nella loro monumentalità.

INFO UTILI

La strada romana nel periodo Aprile/ Giugno sarà aperta al pubblico tutti i sabati dalle 17.30 alle 19.30 (eventuali variazioni di orari e giorni saranno disponibili sulla pagina facebook Archeoclub d’Italia sede di Cefalù). Per gruppi organizzati e scolaresche è possibile concordare visite in giorni diversi dal sabato telefonando al numero 338 9310216 o 0921 421050  oppure scrivendo all’indirizzo cefalu@archeoclubitalia.org.
Per il percorso guidato delle Mure megalitiche è necessario prenotare  telefonando al 338 9310216 o scrivendo all’indirizzo cefalu@archeoclubitalia.org.

Cristo Pantocratore, Abside del Duomo di Cefalù, XII secolo

Antonello da Messina, Ritratto d’uomo,1465 (Museo Mandralisca)

Bambini in vista al sito archeologico della “Strada romana del I secolo d.C.”, a cura dell’Archeojunior di Cefalù