Giacartina Mirò

Giacartina Mirò
Arte In Evidenza

Per questa puntata sono tornata bambina: mi vedi mentre disegno su un grande foglio delle forme semplici ma riconoscibili. A sinistra, ad esempio, c’è una figura che sembra umana, con un cerchio nero per testa, una linea dritta per il corpo, una curva per le braccia, e una macchia nera per i piedi.

Ti piace? Ci credi se ti dico che in realtà questa è una delle opere realizzate da un famoso pittore che si chiama Joan Mirò?

Mirò (1893-1983) nacque a Barcellona. Da piccolo adorava disegnare, osservare e “sentire” il mondo che lo circondava: dalla terra – con «il rumore dei cavalli nella campagna, le ruote di legno di carri che cigolano lungo la strada, il suono di passi, le grida nella notte, i grilli» – al cielo. Scrutava le stelle con il grande telescopio del padre, appassionato di astronomia. Per tutta la vita rimase sempre un tipo romantico: ascoltava musica classica e leggeva poesie.

Quando divenne ragazzo, per accontentare i genitori, lavorò come impiegato in un ufficio. Non riusciva però a tenere a freno la sua voglia di disegnare (disegnava persino sui libri dei conti!), perché per lui era una necessità e soffriva per non potersi dedicare all’arte! Così decise di ascoltare il suo cuore e di iscriversi ad una scuola d’arte. Dopo qualche anno si trasferì a Parigi che, un secolo fa, era la città europea più viva e piena di artisti di ogni nazionalità. Qui fu colpito soprattutto dai colori vividi e accesi di Matisse, dalla geometria del Cubismo e dalla libertà del Surrealismo.

Per Mirò dipingere è come volare! Volare liberamente nel mondo della fantasia, fatto di immagini che sono dentro di noi, fin dalla nascita, quelle che disegniamo da piccoli o che scarabocchiamo sui fogli mentre siamo impegnati in altro o ancora che ci vengono in mente quando osserviamo una macchia o una nuvola nel cielo («Le cose più semplici mi danno delle idee», diceva) o quando chiudiamo gli occhi e sogniamo.

È per questo che rappresenta cose che, seppure astratte, tutti riconosciamo: soli, lune, stelle, strani esseri, un po’ umani e un po’ animali, virgole, asterischi, linee. I colori che usa sono brillanti e pieni, come la luce e i colori della terra in cui è nato: il blu che ricolleghiamo al mare e al cielo, il giallo che associamo al sole. E dipinge queste immagini come se danzassero, creando un movimento armonioso e bello, fatto di pieni e di vuoti.

La stessa semplicità gli ispira delle sculture realizzate mettendo insieme oggetti come chiodi, sassi e conchiglie. Anche se sembrano semplici però tutte le sue opere hanno una lunga preparazione: non sono create di getto e poteva capitare che dopo molto tempo Mirò le modificasse o desse dei titoli fantasiosi e poetici che le raccontano (come Volo d’uccello alla prima scintilla dell’alba oppure libellula dalle elitre rosse all’inseguimento di un serpente che guizza a spirale verso la stella cometa). A questo proposito disse: «Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente (…) seguono il loro corso naturale (…) Bisogna fare innesti. Bisogna irrigare, come si fa con l’insalata. Maturano nel mio spirito».

Oggi ti suggerisco un’attività da fare a occhi chiusi! Prendi un grande foglio bianco e un pennarello nero e poggiali su un tavolo. Fatti bendare gli occhi e comincia a tracciare sul foglio delle linee, dei tratti, dei cerchi, delle virgole, dei punti. Chiedi a un amico o a un adulto di guidarti solo quando stai uscendo fuori dal foglio. Quando credi di aver finito osserva cosa hai realizzato e intervieni ad occhi aperti: riempi con il colore rosso, giallo o azzurro alcuni degli spazi che si sono venuti a formare dall’incontro delle linee tracciate, o rifinisci delle forme in cui vedi qualcosa di riconoscibile (un occhio, una stella, una mezza luna ad esempio). Vorrei che in tal modo mettessi in pratica le parole di Mirò: «Quando sono di fronte ad una tela non so mai che cosa farò. E nessuno è più sorpreso di me di quello che viene fuori».