Giacartina Klein

Giacartina Klein
Arte In Evidenza

Ognuno di noi ha un debole per un colore, perché, rispetto agli altri, ci dà sensazioni diverse o esprime meglio noi stessi. L’artista francese Yves Klein (1928-1962) non aveva dubbi: il suo colore preferito era il blu.

Per lui era il colore più adatto a rappresentare l’invisibile, cioè il suo mondo interiore. Diceva che gli altri colori ricordano sempre altro e possono distrarre, mentre « il blu, al limite, ricorda il mare e il cielo e tutto quello che c’è di più astratto nella natura».

Ma ogni volta che dipingeva usando il blu già presente in commercio non era mai soddisfatto. Aveva in mente un blu preciso, come quello che Giotto secoli prima aveva usato per dipingere i suoi cieli.

E siccome era uno determinato decide di impiegare un anno a sperimentare con i colori per realizzare il suo blu, che chiamerà International Klein Blue! E con quel blu ha creato moltissime opere monocrome, cioè di un solo colore. Lui diceva: «Sono giunto al monocromo perché davanti a un quadro […] avevo la sensazione che le linee, il contorno, la forma […] non componessero altro che le sbarre della finestra di una prigione». Così stende il colore su tutta la superficie della tela.

In seguito utilizza modelle come pennelli viventi. Diceva loro di cospargere il corpo nudo con il colore, e poi di lasciare le impronte del corpo sulla tela. Lui chiamava queste opere “Antropometrie”, cioè a misura di uomo!

Guarda questo video. Klein dirige in smoking un vero spettacolo: un’orchestra suona una sinfonia di una sola nota e le sue modelle lasciano l’impronta sulla tela appesa alla parete o stesa sul pavimento! La sua era pittura in movimento: i corpi delle modelle rotolavano e strisciavano. A lui veniva in mente il tatami del judo, l’area del combattimento e del movimento. Il judo infatti è la disciplina che Klein praticava fin da bambino e che aveva perfezionato dopo un viaggio in Giappone.

Se ci pensi l’impronta è un modo per vedersi al di fuori di sé (così come l’ombra) ma anche per lasciare un segno! Lo scoprono presto i bambini quando si pasticciano le mani di colore e poi le applicano sul foglio (o sul muro!) e guardando il risultato sembrano pensare «Eccomi qui!». Ma lo hanno scoperto per primi, migliaia di anni fa, gli uomini della preistoria che nelle grotte hanno lasciato proprio le impronte delle loro mani, che oggi rimangono traccia del loro passaggio!

Anche Klein è passato da questo mondo, lasciando tanto di impronta (blu)!

Per l’attività da realizzare oggi ti servono un foglio di carta bianco e delle tempere, nei tre colori primari. Innanzitutto copri il piano da lavoro con del giornale così da non sporcarlo! In un piatto piano di plastica versa un poco di giallo, rosso e blu: mescolali a due a due per ricavare i colori secondari arancione, verde o viola. Se vuoi puoi mescolarli ancora, finché non ottieni il “tuo” colore! Con le mani pulite disponi sul piano il foglio di carta. Adesso ”bagna” le tue mani (o i piedi!) con il colore da te realizzato e lascia la tua impronta sulla carta, pressando e stando fermo. Quando le impronte sono asciutte scrivi accanto la data. Potresti farlo ogni anno cosi da vedere quanto crescono le tue impronte e se il tuo colore preferito cambia o resta lo stesso nel tempo.

 

Yves Klein in una foto

Giacartina Klein

Yves Klein, Anthropometrie ant 130 (1960)

Yves Klein, Untitled Anthropometry (ant 100) 1960