Giacartina coronata

Giacartina coronata
Arte In Evidenza

‘Na coppula tutta guarnuta di petri priciusi e di oru massizzu hamu a fari!

Chissà se, ai maestri artigiani siciliani che lavoravano nell’officina del Palazzo Reale di Palermo al tempo dei re normanni e di Federico II di Svevia, fu annunciato così il compito di realizzare la corona che molto tempo dopo fu ritrovata nel sarcofago dell’imperatrice Costanza d’Aragona, sua moglie, ancora sul suo capo.

L’officina era la fabbrica che produceva tessuti con la seta ottenuta in Sicilia, vestiti, gioielli e tutti gli oggetti preziosi per la famiglia reale e per i nobili signori della corte. Si chiamava “Tiraz” in arabo, “Ergasterion” in greco, “Nobiles Officinae“ in latino.

Vi lavoravano – «con felicità e onore, impegno e perfezione, possanza ed efficienza, gradimento e buona sorte, generosità e sublimità, gloria e bellezza, compimento di desideri e speranze, giorni e notti propizie, senza cessazione né rimozione, con onore e cura, vigilanza e difesa, prosperità e integrità, trionfo e capacità» – i più bravi artigiani, di origini diverse: siciliani ingegnosi e creativi, bizantini eleganti e raffinati, arabi esperti nelle diverse arti, e alcuni tedeschi che Federico II aveva chiamato dalla Germania, sua patria.

Su questa corona gli studiosi non si sono tuttora messi d’accordo. C’è chi pensa che in principio appartenne a Costanza d’Altavilla, madre di Federico II, e poi passò a Costanza d’Aragona. C’è invece chi sostiene che fu proprio dell’imperatore Federico II.

Oggi fa parte del Tesoro della Cattedrale di Palermo e io l’ho indossata per te!

Ma più che una corona ha la forma di una cuffia, dirai tu! Beh, in effetti nel Medioevo i sovrani orientali, come ad esempio i bizantini, spesso indossavano una corona a forma di cuffia con pendenti laterali, che in greco era chiamata “kameláukion”, in italiano “camaleuco”. Come ti ho raccontato la scorsa volta, i re normanni governando la Sicilia mantennero alcuni usi dei dominatori precedenti, come i bizantini appunto. E alcuni di quegli usi furono conservati anche dall’imperatore Federico II.

Adesso osserva la corona, ma bada bene che l’aspetto che ha oggi è il risultato di restauri e interventi nel corso dei secoli! E’ un elmetto di stoffa, ricoperto da tre fasce tempestate di perline. Due fasce si incrociano di sopra – dove si trova una pietra di colore violetto, l’ametista, circondata da perle – e dividono la corona in quattro spicchi; la terza fascia invece la vedi girare un po’ sopra la base della corona. In queste fasce si trovano pietre preziosissime – granati rosso scuri, rossi rubini, azzurri zaffiri e gialli topazi – incastrate su una base di oro, che sembra una specie di quadrifoglio, riempita di lucidi smalti colorati. Negli spicchi altre pietre preziose appoggiano su una serie di piccolissimi fili di oro arrotolati sapientemente, secondo l’antichissima tecnica della filigrana. Alla base della corona invece si trovano altre sottili basi d’oro a forma di giglio con al centro un piccolo turchese! Infine dalla corona scendono fili pendenti in oro di forma triangolare, abbelliti da smalti colorati e ancora granati.

Sono certa che dopo aver visto questa corona non dimenticherai più come la maestria e la collaborazione di bravi artigiani può trasformare la materia grezza in un’opera d’arte!

 

 

ATTIVITÀ DIDATTICHE CONSIGLIATE

Se vuoi cimentarti nell’antica tecnica della tessitura puoi rivolgerti all’Associazione Studio Aracne (dal nome dell’abile ricamatrice e tessitrice che, avendo osato sfidare la dea Atena, fu da lei condannata a tessere per sempre), che da circa quindici anni si propone di recuperare le antiche tradizioni artigianali tessili siciliane, consentendo allo stesso tempo di sviluppare doti di creatività, di precisione e di manualità, anche in soggetti svantaggiati. L’Associazione Studio Aracne organizza corsi per adulti e bambini, utilizzando semplici telai verticali, che ne consentono un facile approccio, e materiali anche di riciclo. Perché tutto si può tessere, ovunque si può tessere!

INFO UTILI

Per informazioni contattare Associazione Studio Aracne presso Atelier Villaroel, via Crociferi Catania, Rita Rinaldi 347.8729962.

Su facebook: Associazione Studio Aracne, Atelier Villaroel