Giacartina Balla

Giacartina Balla
Arte In Evidenza

Siamo arrivati alla settima puntata e non ti ho ancora parlato degli artisti italiani. Ho scelto di cominciare da un pittore che sono sicura ti conquisterà. Si chiama Giacomo Balla (1871-1953) ed era di Torino. Era un omino bizzarro, piccolo, basso, eternamente giovane, con dei capelli ribelli e due piccoli baffetti. Amava inventare e costruire strumenti musicali, mobili e soprammobili dall’aspetto fantastico e portava vestiti da lui ideati, coloratissimi come quello che indosso e che ho realizzato ispirandomi ad alcuni suoi dipinti.

Già da giovane aveva interesse per la musica, il disegno e la fotografia che era nata solo pochi decenni prima di lui. Furono proprio alcune ricerche svolte in campo fotografico a fargli cambiare il modo di dipingere. Balla ha iniziato infatti con il rappresentare la realtà così come la vedeva, ma sempre stando attento a rendere il modo con cui le cose che dipingeva fossero colpiti dalla luce. Poi rimase affascinato dagli esperimenti di alcuni fotografi (Muybridge, Marey, Anton Giulio Bragaglia) che erano riusciti in diversi modi a rendere l’effetto del moto o addirittura immortalarlo. Così decide di rendere anche in pittura il movimento degli oggetti, perché diceva: «Tutto si muove, nulla è fermo».

Il suo quadro più famoso che descrive il movimento si intitola ‘Dinamismo di un cane al guinzaglio’, ed io mi ci sono infilata! Come vedi ho tre braccia sinistre e sette piedi, mentre il cane, che ho preso in prestito dalla sua padrona, ha tante zampe e tante code. Questo perché ogni piede, ogni braccio, ogni zampa rappresenta un istante diverso dell’atto del camminare; infatti occupa un luogo diverso nello spazio, come se lo vedessi a rallentatore!

Come puoi immaginare questo modo di rappresentare non fu capito subito. «Molti credettero che ero diventato pazzo», racconta Balla, «Nessuno mi salutava più, tutti evitavano di incontrarmi». Questo perche lui aveva preso una decisione eroica! «Volli dividere nettamente il passato dal presente e mi chiamai futurballa…». Si perché lui si era unito a un gruppo di poeti, artisti, musicisti che si chiamavano Futuristi perché credevano tantissimo nel futuro e festeggiavano la città e la vita che in quegli anni cambiava grazie al progresso. Tanto era convinto della bellezza del progresso che chiamò le sue figlie Luce ed Elica!

I Futuristi lodavano la bellezza della velocità: dell’automobile «col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo»; degli aeroplani «la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta»; dei treni «che scalpitano sulle rotaie come enormi cavalli d’acciaio»; dei piroscafi «avventurosi che fiutano l’orizzonte». Celebravano l’elettricità, che illuminava le città con i lampioni, i fumi delle industrie e tutto ciò che era moderno e nuovo rispetto al passato considerato vecchio e polveroso.

L’automobile, l’aereo, il treno, la luce elettrica sono cose che oggi non ci meravigliano perché ne siamo circondati, li utilizziamo, e a volte ne abusiamo. Ma per le persone che hanno vissuto la loro nascita, ti assicuro che erano delle conquiste incredibili, un poco come per noi sarebbe l’invenzione di un ascensore che sale dalla terra alla luna!

I poeti futuristi quindi dedicavano poesie a quei mezzi, ai loro rumori e ai loro odori, mentre i pittori futuristi come Balla li rappresentavano in movimento nei loro dipinti!

Oggi ti propongo di disegnare il movimento dell’automobile. Prepara la sagoma di un’automobile e riportala su un foglio con un colore. Sposta di qualche centimetro a destra la sagoma e riportane con un altro colore il contorno che in parte si sovrapporrà al primo. Continua per tutte le volte che vuoi. Arricchisci il disegno con delle linee orizzontali di diversi colori oppure sbava il colore con un pennello leggermente bagnato. Metti la data e firma il disegno con il tuo nome preceduto da ‘Futur’: sarà la tua prima opera futurista!