Giacartina Abramovic

Giacartina Abramovic
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È già da un po’ di settimane che stiamo viaggiando nell’arte ed è bene prendersi una pausa per poter riflettere su quello che abbiamo visto e detto. Riprenderemo tra tre settimane con altri artisti da scoprire insieme.

Quella di oggi è la decima puntata e avrai capito quanto diversi e vari possono essere i modi dell’arte per comunicare la propria creatività, le proprie idee e i propri sentimenti. Lo si può fare dipingendo forme semplici e gioiose o forme riconoscibili ma rappresentate in modo nuovo e personale o ancora dipingendo solo linee e riquadri colorati. Con Pollock hai visto anche quanta importanza può avere il gesto che crea l’opera, e con Lucio Fontana hai capito che l’artista può superare lo spazio chiuso del quadro e andare ‘oltre’, bucando o tagliando la tela ad esempio. Duchamp, prima, aveva persino rinunciato a dipingere, e aveva scelto di esprimere le sue idee diversamente con gli oggetti.

Anche altri artisti dopo di lui hanno rinunciato a dipingere per diventare essi stessi l’opera, per ‘esporsi’ al pubblico e di fronte ad esso compiere azioni, oppure per stare semplicemente immobili ma portando il pubblico a compiere altre azioni. Queste azioni dell’artista sono dette performance, e spesso coinvolgono altre forme di arte, come la danza, la musica, la poesia, il teatro.

Quando si parla di performance nell’arte non si può non pensare a Marina Abramović (1946), un’artista serba tra le più conosciute del nostro tempo, che sembra nata per stare davanti al pubblico! E’ sempre stata una donna molto sicura e determinata, e già da molti anni è famosa proprio per le sue performance in cui ha usato il suo corpo in modo estremo: si è spogliata nuda, si è travestita, ha camminato per novanta giorni e tanto altro . Ha letteralmente messo la sua vita nell’arte, per esplorare nuovi modi per comunicare e provocare forti emozioni nel pubblico!

Nel 2010 è stata per due mesi e mezzo, sei giorni su sette, seduta immobile (o quasi) per sette ore in una grande sala vuota del Museo di Arte Moderna (MoMA) di New York. Chiunque voleva (e ti assicuro che c’è stata una gran fila di gente che voleva, circa 750.000 persone!) poteva sedersi sulla sedia vuota che lei aveva di fronte e rimanere in silenzio a guardarla, per il tempo che desiderava. Lei stava immobile con lo sguardo fisso negli occhi di chi aveva davanti.

Questa performance si intitolava “The artist is present” (“L’artista è presente”). Non solo era presente lì nella sala del museo, ma era lì per il pubblico, disposta a perdersi nello sguardo di sconosciuti. Prova a cercare le fotografie di chi ha accolto il suo invito: alcuni hanno un’aria che mi sembra di sfida, altri ridono imbarazzati, altri sono seri o indifferenti e altri ancora piangono commossi. Insomma vedrai tante emozioni sui loro volti.

Con questa performance Marina Abramović ha voluto che il pubblico si fermasse un momento dalla fretta di tutti i giorni, che rimanesse in silenzio – quando siamo invece abituati a rumori assordanti – e che avesse la possibilità di affrontare le proprie emozioni, belle o brutte che fossero, tirandole fuori. Guardando lei, era come se il pubblico guardava se stesso. «Io quindi sono una scintilla, uno specchio», ha detto. D’altra parte cos’è la nostra vita se non un continuo provare emozioni di ogni tipo? Senza emozioni non siamo vivi ed è un vero peccato lasciare che passino senza dare loro la giusta importanza.

Caro bambino,

oggi ti suggerisco un’attività diversa dalle solite. Prova con i tuoi amici, parenti o conoscenti: mettetevi uno di fronte all’altro, in silenzio. Dapprima scoppierete a ridere forse, ma superato questo momento di imbarazzo provate a guardarvi l’uno negli occhi dell’altro. Vedrai che a volte senza parlarsi è possibile dirsi tante cose, e ci si può sentire più vicini di quando si parla! Dopo scambiate le vostre riflessioni, cercando di descrivere le emozioni provate.

 

Caro adulto,

sono stata indecisa se parlare ai bambini di Marina Abramović, visto la complessità della sua arte. Due cose mi hanno convinto a farlo: il fatto che durante la performance del MoMA anche i bambini si erano seduti su quella sedia, e l’aver scoperto che poco tempo fa è stato pubblicato un libro dal titolo “Il metodo Abramović per bambini”, scritto e illustrato da Lucia Cannone (Edizioni Il Ciliegio). Lucia Cannone, dopo aver testato il metodo attraverso un laboratorio con i piccoli dai 3 ai 10 anni, ha dato vita a questo libro che ti consiglio «per costruire», come dichiara lei, «ogni volta qualcosa di nuovo con noi stessi e con i nostri figli, quando sono molto piccoli aiutandoli a cogliere le situazioni più vicine alla loro sfera emotiva, quando sono più grandi lasciando che siano loro stessi a leggerlo cogliendo direttamente e in maniera più profonda sfumature sempre nuove».